Il sogno neo-carismatico veltroniano si è incarnato in Renzi

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Il grande Io sul furgoncino

Siccome un piccolo diluvio di accuse ha accompagnato il mio post sul ‘Partito caratteriale’ sono in dovere di tornare sull’argomento. Perchè secondo me merita una disamina più approfondita.

E’ vero che nutro un umano disprezzo per Renzi e tuttavia se mi mobilito per seguirne le gesta è per un interesse puramente speculativo. Credo infatti che la creatura renziana incarni un weberiano tipo ideale. Ed è proprio questa l’intuizione che mi intriga, e che ora, per tappe, vorrei provare a mettere alla prova di una più generale tipologia.

Intanto un piccolo excursus storico, giacchè il ‘Partito caratteriale’ è senza ombra di dubbio un sedimento solido della nebulosa del Pd. Certo un outliner, un caso atipico e fuori orbita, ma pur sempre un cristallo di veltronismo realizzato. Schizzato come una meteora dalla stessa cometa.

Oggi sono davanti a noi le membre desjecta dell’esplosione del Pd. Un partito che per volere accogliere tutto dentro di sè, sino alla pretesa di ambire a un partito unico della nazione, si è alla fine dissolto in tre forme distinte.

Su un lato una sinistra diasporica e informe. Sospinta al margine, non bastassero le sue sventure, dalle persecuzioni del Pd a guida renziana. Punta visibile di un iceberg che non riesce a riemergere. Un’area che è l’espressione della cultura classica di partito ma che non riesce a farsi partito e sta come un movimento plurale di opinione.

Sull’altro lato il nuovo partito caratteriale, sintesi di una nuova specie pseudo-carismatica basata sul revanchismo personalistico, ovvero sul narcisismo protervo e permaloso. Il ‘partito del permalo’, centro del discorso su cui ritorneremo nel prossimo post.

Al centro il Pd ‘residuo’. Il torsolo centrale di quello che fu un ambizioso quanto sgangherato progetto egemonico. Evoluto a tutti gli effetti, malgrado la persistenza dello statuto e della carta ‘fondamentale’, come un normale partito organizzato in correnti, con una leadership cauta e un’indole moderata di stile doroteo. Un ibridus a metà fra il Psi ante Craxi e la Dc forlaniana. Con nessuno dei caratteri (si può dire con certezza) che furono propri del Pci berlingueriano.

E’ così, diviso in partes tres e in molte anime alberganti sotto un fragile pergolato, che si è risolto il Pd. Sebbene si possa dire che una sola delle forme in esame, cioè il partito caratteriale, ne sia, nella sua immensa meschinità, l’erede logico e morale.
Il Pd era nato e si è riprodotto come un costrutto totalmente incoerente. Intendeva unire le culture riformiste storiche nel mentre si celebrava come una novità (liberale) che ne decretava il superamento. Intendeva basarsi sul tessuto organizzativo e i legami societari del costituenti nel mentre si buttava anima e corpo nella ‘liquefazione’ dell’organizzazione come tale. Voleva recepire come sua base il blocco sociale del ventennio del centro-sinistra nel mentre lo stigmatizzava come una zavorra della quale liberarsi. Il suo Statuto, redatto da un giovane professore senz’arte né parte, era un dispositivo colmo di bachi. La cultura del partito era letteralmente irrorata di personalizzazione e ossessivamente centrata sulla leadership e sulla premiership. Fatte scaturire dal processo ordalico ed extra.partititico delle primarie. Sostituto di fatto e di diritto di ogni dibattimento congressuale. E tuttavia nel mentre celebrava la forza autonoma e monocratica del leader, liberato da ogni condizionamento e perciò in grado di andare a un rapporto diretto con la società, voleva nel contempo sottoporlo al principio di contendibilità. E in effetti quasi nessuno dei leader o degli aspiranti tali è rimasto nel partito: chi buttato fuori, chi esiliato in qualche luogo e chi fuggito armi e bagagli. L’irenico desiderio di un’allegra ed agonistica brigata user friendly si è risolta inesorabilmente in una astiosità generale degna dell’epoca delle signorie urbane.

In sintesi il sogno neo-carismatico veltroniano si è incarnato in Renzi. Che ha demolito il partito del quale era a capo per poi risorgere e reincarnarsi nel sé stesso permaloso. Dando viva vita al partito caratteriale. Piccolo cristallo puro e malmostoso di deviazione psicotica. La cui missione è dimostrare l’efficacia distruttiva del minoritarismo. Logico e coerente risultato del personalismo maggioritario.

Nel prossimo post metteremo a confronto Renzi, De Gaulle, Peron e Berlusconi. Sarà un discorso serio. Credetemi.