La sanità nel pensiero renziano

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di Mino Dentizzi – 20 settembre 2017

Renzi nelle sue dichiarazioni ufficiali si è sempre occupato pochissimo di sanità.

Nella seconda Leopolda del 2011, che si tenne a Firenze dal 28 al 30 ottobre ed aveva come slogan “I dinosauri non si sono estinti da soli”, tra le 100 idee innovative che avrebbero dovuto rivoluzionare la vita dell’Italia non scarseggiavano le proposte per la sanità collocate, dal 39° al 44° punto, all’interno del capitolo intitolato “Far quadrare i conti per rilanciare la crescita”. Già la scelta, però, di situare le problematiche inerenti alla salute nel capitolo della quadratura dei conti rientra in una tipica ideologia neo-liberista la quale è non solo inadeguata, ma anche contraria a ritenere la salute come un diritto e una risorsa.  Per questo le soluzioni neoliberiste sono sempre distanti dagli interessi di salute delle persone e, paradossalmente, di frequente causano un incontrollato aumento della spesa sanitaria. Ma torniamo alla Leopolda 2011: le trovate sulla sanità sono molto poco innovative, anzi, alcune sono di una banalità sconcertante (“in ospedale solo quando serve veramente”), altre copiate in fretta e in furia da altre proposte (“costo standard”), altre inserite semplicemente per impressionare ma non sono fornite soluzioni alternative (“abolizione dell’attuale ruolo del medico di medicina generale”). La sensazione immediata è che si è privi di un progetto complessivo e una visione politica generale e che si vada avanti, in perfetto stile Renziano, unicamente con spot elettorali, con il solo orizzonte contenuto nel titolo del macro-tema: far quadrare i conti. Ma, rileggendo bene tutte le 100 idee innovative scopriamo la n. 29, al di fuori del paragrafo dedicato alla sanità, questa veramente innovativa e imprevista: privatizzare le assicurazioni contro gli infortuni e le malattie professionali!!

Va anche detto che di quelle idee non ci sarà no solo alcun seguito, ma non resterà alcuna traccia. Le Primarie del 2013 per la Segreteria del PD furono stravinte da Matteo Renzi, che si presentò con una mozione dal titolo “Cambiare verso”, la quale non conteneva neppure un rigo sulla sanità.

Per le Primarie 2017 Matteo Renzi, invece, ha proposto una mozione molto più lunga (41 pagine), dal titolo “Avanti, insieme”, inutilmente ma volutamente ridondante. Diversamente dalla mozione del 2013, questa volta a “Welfare e Salute” sono dedicate più di tre pagine (l’intero capitolo 6). Ma alla loro lettura si resta delusi. Non una sola parola, un progetto sui temi più urgenti del sistema sanitario italiano: l’aumento delle malattie croniche, la mancanza d’interventi di prevenzione e di promozione alla salute; le centinaia di migliaia di persone che rinunciano alle cure mediche; le diseguaglianze nella salute e nell’assistenza sanitaria che penalizzano soprattutto il Sud; il costo sproporzionato dei farmaci innovativi e l’indecenza dei brevetti usati per speculazioni finanziarie, per lucrare sulle malattie e sulla vita dei pazienti.

Ma, come spesso accade, le ultime righe del capitolo 6 della mozione, quelle che spesso si tralascia dal leggere, sono significative:

“Tutto questo richiede di ripensare il welfare italiano, fare una scelta contro la categorialità e a favore dell’universalismo: tutti quanti sono in una determinata condizione di bisogno devono avere diritto a forme di protezione, indipendentemente dal fatto se siano lavoratori o lavoratrici dipendenti o autonomi, o se lavorino o meno. Le trasformazioni dell’economia portano alla creazione di un pavimento di diritti sociali accessibili a tutti, sui quali si innestano poi diritti ulteriori, costruiti con la contribuzione, individuale o collettiva, cumulabili nel tempo, portabili tra stati occupazionali, trasferibili nelle fasi del ciclo di vita e utilizzabili per vari scopi a richiesta del cittadino (formazione, periodi di sabbatico, periodi di cura). Solo così saremo in grado di affrontare e governare i cambiamenti che ci attendono, prendendoci cura di ciascuno in base all’effettivo bisogno di protezione”.

Quattro soni i concetti fondamentali espressi:

1) il «diritto alla salute» è rimpiazzato con il «diritto alla protezione»;

2) esiste una base di diritti universali finanziati dalla fiscalità;

3) esiste la facoltà di integrarla con benefici peculiari finanziati dal reddito individuale;

4) si tratta di prendersi cura di ogni cittadino sul principio del reale bisogno di assistenza.

Renzi, che aveva solo tre anni quando nel 1978 il Parlamento approvava la legge 833 (la legge che istituisce il Sistema Sanitario Nazionale), forse non sa che quella legge impone ufficialmente i principi dell’universalismo e del diritto alla salute (e non a generiche “forme di protezione”), così come recita il suo articolo 1, tuttora in vigore:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale. La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana. Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio”.

Secondo la mozione di Renzi, invece, la popolazione è destinata a dividersi tra coloro (la maggioranza) che devono accontentarsi di un “pavimento” pubblico sempre più povero e basso e coloro che, attraverso il mercato delle assicurazioni, possono salire ai piani superiori.

E’ la rimozione dell’art.1 della L. 833/78!

Per avere più chiara la mozione è necessario, però, comprendere cosa sta accadendo: sostituire il sistema universalistico con un sistema multi-pilastro, in soldoni privatizzare gran parte della sanità pubblica. In pratica l’attuazione del «libro bianco» sul Welfare del governo Berlusconi redatto dal ministro Sacconi.

Per attuare questa strategia Renzi ha stipulato un accordo tra sindacato, Confindustria e la grande speculazione finanziaria, per mettere sul mercato i servizi sanitari. Gli espedienti che sta utilizzando sono svariati.

E se sappiamo leggere anche gli accadimenti molisani abbiamo la prova tangibile della loro messa in pratica.

Il primo strumento si chiama welfare aziendale, cioè un welfare sostitutivo di quello pubblico (che sia supplementare solo i fanfaroni possono sostenerlo), non finanziato liberamente dal mercato ma totalmente a carico dello Stato. In pratica Renzi per facilitare la speculazione finanziaria sovvenziona con soldi pubblici un sistema privato concorrente a quello pubblico. «Meno stato e più mercato» diventa: «Lo Stato contro lo Stato, per il privato».

Il secondo artificio avviene attraverso il de-finanziamento della sanità pubblica. Per rimettere la sanità pubblica a mercato, Renzi ha dovuto impoverirla. Vale a dire ha creato presupposti a essa sfavorevoli attraverso tagli lineari, insufficiente finanziamento dei livelli essenziali di assistenza, riduzioni considerevoli dei posti letto ospedalieri, del personale, riordini regionali, piani di rientro, ecc.

Così le forze favorevoli al ripristino delle mutue per giustificarle possono affermare che la sanità è in crisi, che le liste di attesa sono troppo lunghe, che i servizi sono inefficienti. E non hanno torto, ma come si fa a pretendere che la rana possa nuotare nello stagno dopo che è stata tolta l’acqua?

Il terzo espediente si attua con la «riforma del Terzo settore». Parliamo di quel particolare mutualismo e associazionismo su base volontaria, quindi parliamo dell’impresa sociale che Renzi ha voluto trasformare da non-profit a profit per renderla conforme ai nuovi vincoli di mercato, in modo da far entrare in competizione la sussidiarietà con la solidarietà e operare per rendere più concorrenziale la prima nei confronti della seconda, sia in forma pubblica sia mutualistica.

Insomma il Pd, con la vittoria della mozione Renzi alle primarie del 2017, è ormai il partito dell’anti-universalismo, delle mutue e della speculazione finanziaria.