#PERIMOLTI – verso un partito di sinistra. La relazione di Gessica Allegni

0
649

di Gessica Allegni – 24 febbraio 2019

Ieri ho avuto il piacere di aprire l’assemblea #PERIMOLTI da cui inizia, di fatto, il percorso per la costituzione del partito della Sinistra che tante e tanti di noi avevano immaginato fin dall’inizio dell’esperienza di LeU poi finita come sappiamo..
Posto qui il testo della mia relazione introduttiva ringraziando ancora tutti quelli che ci sono stati e che ci saranno! (Gessica Allegni)

RELAZIONE #PERIMOLTI – SABATO 23/02/2019 – TEATRO LO SPAZIO

Fatemi per prima cosa ringraziare le personalità in sala e quelle che hanno risposto al nostro invito.

Nicola Fratoianni, Segretario nazionale di Sinistra Italiana, Anna Falcone, il Prof. Stefano Draghi che darà un importante contributo in termini di contenuti alla nostra discussione. Ringraziamo Rossella Muroni ricordando che in contemporanea alla nostra iniziativa, al Teatro Quirino, si svolge l’evento per un’onda verde e civica in vista delle Europee, un’assemblea a cui facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro, perché ci lega un comune sentire, la consapevolezza di quanto sia necessario mettere l’ecologismo al centro delle scelte politiche nazionali e globali e costruire le condizioni per lavorare assieme in quella direzione.

Grazie ad Andrea Serra e Lorenzo Marsili di Diem 25 non solo per essere qui e perché ci accomuna la stessa volontà di cambiare un’Europa schiacciata nella morsa tra sovranisti e liberisti, ma anche per la disponibilità che ci hanno dato a fare parte di questo nostro percorso.

Infine un grande ringraziamento, davvero di cuore, a tutte le compagne e i compagni della Rete dei Comitati di LeU, perché senza la loro tenacia e la loro passione oggi non saremmo qui a dirci che finalmente siamo pronti a mollare gli ormeggi e a realizzare quella promessa che ormai un anno fa avevamo fatto agli elettori di Liberi e Uguali.

Ce lo eravamo già detti il 24 novembre scorso al Teatro Ghione, le ragioni di quella promessa, di quella lista che avrebbe dovuto farsi Partito, rimangono tutte valide.

Siamo perfettamente consapevoli che quel progetto così come era stato pensato oggi non sia realizzabile e non lo è per responsabilità diffuse, per piccoli egoismi, in taluni casi, per divergenze politiche preesistenti la nascita di quell’esperienza che sono diventate macigni nella divaricazione tra le analisi del post voto. Non lo è perché ci sono discussioni che si sono volute evitare e andavano fatte prima di mettersi a discutere di candidature, non lo è per i continui tentennamenti, le frenate, i silenzi che si sono susseguiti in un’escalation irrefrenabile dal 4 marzo in poi facendo perdere a tutti, nessuno escluso, una credibilità che per fare politica è fondamentale.

Oggi non ha più molto senso cercare o additare dei responsabili.

Nel campo di una sinistra che continua ad essere vittima dei propri errori e costantemente a rischio di ripiegamento su se stessa noi abbiamo scelto di non tornare indietro, di non chiuderci in piccoli per quanto confortevoli recinti con gli amici di sempre, di non attendere il responso di un congresso che riguarda qualcun altro per scegliere la direzione, ma di iniziare a percorrere una strada che vogliamo aperta a tutti quelli che ne condividono le ragioni di fondo e che intendono mettersi in gioco davvero per costruire una storia nuova.

E’ per questo che siamo qui oggi, per avviare il percorso costituente di quel Partito della Sinistra che da promessa tradita possa finalmente tramutarsi in realtà.

Arriverò al come, che poi è questione da condividere insieme.

Ma prima di tutto il perché.

C’è un paese devastato dalle diseguaglianze, un bisogno di protezione sociale che sfocia sempre più in una guerra tra poveri, sentimenti di odio e episodi di violenza e razzismo che diventano cronaca quotidiana, donne, uomini e bambini, vengono sequestrati al largo delle nostre coste nell’indifferenza o peggio nell’acclamazione di un Ministro che solo il più becero calcolo politico e un voto online che esautora il Parlamento delle proprie funzioni, sottrae ai suoi conti con la Giustizia.

C’è un mondo del lavoro sempre più frammentato che si è visto togliere, nella stagione passata, diritti e dignità proprio da chi avrebbe dovuto difenderli ed ha invece sposato la pratica della disintermediazione e una politica economica del tutto subalterna a quella di una destra che ha avuto gioco facile a vincere sulle macerie di un centrosinistra che aveva ormai decretato la propria condanna.

C’è un governo che ha ogni giorno di più i tratti della destra peggiore, un governo che Salvini ha finito per incarnare, facendo leva sulle fragilità di un movimento 5 stelle che nel frattempo sta mutando pelle con il rischio, ormai molto concreto, che la saldatura istituzionale dei due partiti sia ormai la stessa anche nei rispettivi elettorati.

E tra poco si vota, alle amministrative, alle regionali, alle europee in questo scenario inquietante.

Serve una sinistra capace di una opposizione vera in Parlamento e che trovi un radicamento sociale che oggi non c’è uscendo dalla marginalità a cui i si è relegata.

Sapendo che per combattere questa destra non sarà sufficiente contrastarne le scelte ma occorrerà saper rappresentare un’alternativa.

Non basta, cioè, lo sbeffeggiamento del reddito di cittadinanza o di una quota 100 che, è vero, è del tutto insufficiente a porre rimedio alle storture del nostro sistema previdenziale.

Ma c’è differenza tra fare una opposizione che sta al merito dei provvedimenti e una che ancora dimostra di non aver capito la lezione che gli elettori hanno voluto dare a chi ha voltato le spalle ai loro bisogni reali e non si è fatto carico di un disagio che si è trasformato in rabbia e paura.

Lo stesso genere di insufficienza politica che mostra chi pensa che un fronte indistinto degli europeisti contro i barbari alle prossime elezioni europee possa essere salvifico e risolutivo a fronte di una autocritica del tutto assente e della solita idea tutta politicista delle alchimie che sopperiscono alla mancanza di contenuti.

Serve una sinistra che rimetta al centro la politica, un pensiero, una visione del mondo, che non siano subalterni ad altre ricette.

Serve una sinistra che ritrovi le ragioni delle proprie lotte, che riscopra il conflitto sociale. Un campo che abbiamo colpevolmente abbandonato e che non è un retaggio del ‘900 ma il mondo di oggi. E che schierandosi dalla parte dei più deboli recuperi la capacità di dire parole chiare, nette, coraggiose per una lotta serrata alle diseguaglianze.

Ne dico alcune, in grado di definirne il profilo:

Nostra deve essere la battaglia per la Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per redistribuire ricchezza affrontando i cambiamenti apportati dall’innovazione tecnologica e aggredendo le disparità di condizioni tra donne e uomini, di salario, di qualità e tutela del lavoro, di difficoltà nella conciliazione dei tempi di vita in un paese con uno dei tassi di occupazione femminile peggiori d’Europa; su queste partite, per altro, va mantenuto un asse col sindacato, penso in particolare alla CIGL che con Maurizio Landini apre una nuova stagione della sinistra sociale, che vive nel conflitto e nella battaglia per i diritti collettivi, e che ancora di più ci richiama alla necessità di una sinistra politica;

Nostra deve essere la battaglia per una Patrimoniale sulle grandi ricchezze, che vada a colpire i giganti del web che fatturano nel nostro paese e eludono miliardi di tasse grazie ai paradisi fiscali;

Nostra la battaglia perché l’ambiente, non sia un semplice orpello a corredo di programmi che durano il tempo di una campagna elettorale, ma motore di sviluppo, di lavoro, che si incrocia con il sistema di welfare, col diritto alla salute.

E poi: una riscoperta del ruolo dello stato che rifiuti di sacrificare l’interesse pubblico a quello privato, che riconosca senza sconti gli errori che sono stati fatti in anni in cui si è pensato che privatizzare e liberalizzare fosse buono e giusto in quanto tale, così come quando si sono varate riforme che hanno umiliato le istituzioni e gli enti locali, che hanno soffocato la capacità di investimento, che hanno mortificato lavoratori e lavoratrici della Pubblica Amministrazione, additati come gli unici responsabili di malfunzionamenti che sono prima di tutto figli di politiche sbagliate.

In questi giorni si parla di autonomia differenziata.

Attenzione, a non aumentare il divario c’è nel nostro paese tra cittadini di serie A e di serie B, tra servizi di serie A e di serie B, portando avanti un modello che premia i ricchi più che i virtuosi e rischia di generare un cortocircuito istituzionale che abbiamo il dovere di evitare. Su questi temi il Parlamento deve riaffermare una sovranità, perché si vanno a toccare principi costituzionali.

Non mi è impossibile esaurire qui l’elenco completo delle sfide che abbiamo di fronte e a seguito del mio intervento Serena Spinelli nella sua relazione affronterà in modo più esaustivo e puntuale questo argomento.

Ma il senso è che tutto questo, la necessità che la sinistra torni ad esercitare un ruolo, che sia politico, sociale e culturale, ha a che fare con le ragioni del partito che vogliamo costruire.

Un partito, questo dobbiamo dircelo, che deve saper riconoscere e analizzare gli errori di stagioni passate e anche per questo sappia dotarsi di occhi nuovi per guardare il mondo a partire da quelli di chi ne sarà interprete.
Non è questione di mero rinnovamento e non è nemmeno una questione anagrafica, tutt’altro. E’ che la realtà di oggi non la puoi cambiare con le idee di ieri e chi le ha per lungo tempo rappresentate. In qualche modo, questo ce lo hanno detto anche gli elettori un anno fa e fa parte di una riflessione che abbiamo il dovere di fare, laicamente.

Per troppi anni abbiamo conosciuto, anche a sinistra classi dirigenti più attente a rigenerarsi che a generare futuro. Poco generose.

Proviamo a costruire un soggetto politico che abbia un tratto di diversità anche in questo, che premi il valore e la lealtà, non la fedeltà, che pur non venendo meno alla capacità decisionale non rinunci alla condivisione delle proprie scelte.

Ero partita da qui, avremmo dovuto fare il partito di Liberi e Uguali per tante ragioni che non avevano solo a che fare con la coerenza che è richiesta a chi si prende un impegno.

Non lo abbiamo fatto ma quell’esigenza resta.

L’esigenza di costruire un soggetto politico della sinistra che non guardi solo ai prossimi appuntamenti elettorali, ai quali comunque non intendiamo mancare.

A partire dai territori, vero campo di prova per una futura classe dirigente, fino alle europee in vista delle quali lavorare fin da ora per dare vita insieme ad altri a un campo che metta al centro ambiente, uguaglianza, le persone e i loro bisogni, la possibilità di far partecipare ogni cittadino ai processi democratici.

Non so bene quale altro fronte progressista possa esserci all’orizzonte.

Tra chi sogna la ricostruzione di un nuovo centrosinistra con vecchi protagonisti e chi ha la tentazione di chiudersi in una sinistra di testimonianza si sente la mancanza di un soggetto della sinistra contemporanea, che non sia refrattario alle alleanze ma non le assuma come priorità, perchè prima di tutto viene la sintesi politica. E quella la costruisci solo se sai prima di tutto chi sei tu, che cosa pensi, che mondo vuoi realizzare.

Vengo a noi, a ciò che vogliamo fare, a ciò che ci attende.

Tutto il percorso svolto fin qui dai comitati autoconvocati di Liberi e Uguali è servito a tenere insieme una comunità politica che tale si è sentita, fin dal primo momento di quella campagna elettorale. Ci ha consentito di non disperdere forze, di aggregarne altre, di continuare a fare politica in un contenitore comune. Ma quel contenitore ormai non è più sufficiente.

Abbiamo bisogno di una identità, di un progetto che pur superando quell’esperienza ne rappresenti un’evoluzione, magari anche più ambiziosa di quella che ci eravamo inizialmente dati.

Entro la fine dell’assemblea di oggi verrà indicato un comitato, con funzioni prettamente organizzative e transitorie, fatto da compagne e compagni che in questi mesi si sono spesi sul territorio e provenienti dalle diverse regioni, che abbia il compito di definire le regole della fase costituente che insieme dovremo aprire verso la fine del mese di marzo.

Quello potrà essere anche il momento in cui darci un nome e un simbolo che ci identifichino e in cui eleggere un’assemblea costituente che lavori nei mesi a seguire su un manifesto, uno statuto…in vista di un congresso.

Ma non immaginiamo una fase costituente da portare avanti in solitudine.

Abbiamo bisogno di aprirci, contaminarci, ricucire gli strappi e sperimentare nuovi strumenti del fare politica.

Di utilizzare, in modo intelligente le piattaforme tecnologiche, di sperimentare forme nuove di partecipazione, per arrivare oltre noi stessi, oltre i ristretti circoli di chi conosciamo già, per incrociare mondi, movimenti, realtà che oggi vivono la politica con distacco anche per le barriere all’ingresso che troppo spesso caratterizzano i partiti.

Tutto il percorso costituente dovrà essere, nei fatti, aperto a tutti, anche a prescindere da altre appartenenze, che stiano naturalmente nel campo della sinistra. Potremmo definirlo un “partito rete”, qualcosa che stia sopra le piccole casette politiche e lavori per costruirne una più grande, unitaria, senza presunzioni egemoniche da parte di nessuno. Poi certo, arriverà il tempo di un congresso vero, con iscritti e regole certe, di fronte a cui ognuno dovrà fare una scelta.

Sarebbe bello se a quel momento arrivassimo in molti di più di quanti siamo qui oggi, sarebbe bello e necessario, se già oggi, fosse un primo momento di confronto tra realtà diverse, visto che alcune presenze qui ce lo consentono.

Non è certo tempo di nuove divisioni e particolarismi. Non è quello che si vuole far nascere da qui.

E mi piacerebbe che sgombrassimo il campo da accuse caricaturali sull’ennesimo partitino della sinistra.

Chi pensa che qui abitino velleitarismo, minoritarismo, antagonismo, forse non ha fatto i conti con le biografie politiche che sono qui rappresentate e che meritano rispetto contro ogni tipo di semplificazione.

Quel rispetto che serve anche per stare insieme in una comunità politica.

Che di arroganza, verticismi, chiusure, si muore.

Iniziamo questo cammino con umiltà e disponibilità, mettendoci tutti a servizio di un percorso collettivo, senza presunzioni, imparando a stare insieme ognuno per quello che può dare, lavorando sulla ricostruzione di rapporti anche umani, perchè la politica è anche questo: relazioni, sentimenti, sensibilità da tutelare.
Sarà una strada difficile, lo sappiamo, sarà un percorso lungo e prima di arrivare alla sua completa definizione attraverseremo altre fasi, che forse oggi nemmeno possiamo immaginare.

Abbiamo scelto la strada meno battuta ma, io credo, anche l’unica possibile.
Oggi però mettiamo il primo mattoncino della nostra nuova casa.
Il tempo dell’attesa è finito.