Renzi e le tasse: ecco la verità

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Ecco un’interessante analisi sulle gesta del premier Renzi: egli, infatti, è riuscito nell’impresa di stracciare ogni record a soli sette mesi dall’insediamento a Palazzo Chigi. Primo, la velocità con cui annuncia una cosa ma poi è costretto a fare retromarcia, per esempio la riduzione delle tasse su famiglia e imprese, stabilendo poi il primato più notevole: la quantità di nuove tasse introdotte in così poco tempo.
Il problema è che, se Monti almeno spiegava chiaramente il motivo per cui lo faceva, Renzi invece non si preoccupa nemmeno di scusarsi con gli italiani e mentre illude gli italiani, riempendoli di slide, tweet, garantendo di riduzione dei privilegi, mette nuove imposte. E le nuove tasse riguardano tutti senza distinzione, famiglie e imprese.

Non si può certo dire che Renzi sia un tipo che si distingue per la fantasia se nel mirino è entrata subito la casa, tradizionale fonte di gettito sicuro. Dopo soli sette giorni a Palazzo Chigi, nel primo Consiglio dei ministri, Renzi,infatti, aveva già portato in un decreto legge il patto fra governo Letta e Comuni sulla Tasi. Vediamo le tasse del premier.

TASI

La tassa sui servizi indivisibili (come l’illuminazione pubblica) si dimostra immediatamente una batosta, peggio della vecchia Imu. Si concede la facoltà ai sindaci di elevare l’aliquota di un altro 0,8 per mille sulla prima casa, passando dal 2,5 al 3,3 per mille, oppure sulle seconde case, salendo dal 10,6 all’11,4 per mille. Il denaro, secondo il progetto del governo, dovrebbero andare a finanziare le detrazioni fissate dai sindaci. In realtà, però, non esiste alcuna imposizione per l’introduzione delle detrazioni mentre per l’Imu erano stabilite in 200 euro sulla prima casa e 50 euro a figlio. Effetto finale: secondo la Uil, l’aliquota media deliberata dai municipi capoluogo di provincia è del 2,6%. La Cgia di Mestre sostiene che in un grande Comune su due la Tasi sarà più cara dell’Imu.

RENDITE FINANZIARIE

Dopo un mese Renzi stabilisce di andare a penalizzare gli investimenti in Borsa e il risparmio. Il prelievo passa dal 20 al 26% e concerne anche i conti correnti. Esenti, per ora, i titoli di Stato e i buoni fruttiferi postali. Anche i fondi pensione non sono stati salvati, con la trattenuta che danno allo Stato sui rendimenti maturati che cambia dall’11 all’11,5%.

QUOTE BANKITALIA

Anche le banche sono chiamate a fare sacrifici in quanto è stata raddoppiata l’imposta sostitutiva sulla rivalutazione delle quote Bankitalia.

DETRAZIONI IRPEF

Tutti i lavoratori che avranno ottenuto detrazioni fino a 4.000 euro nel 2013, dovranno attendere il 2015 per poterli riscuotere. Inoltre l’accreditamento delle detrazioni non sarà più immediato ma si dovrà aspettare un bonifico dalla Agenzia delle Entrate. Vengono ridotte le detrazioni Irpef sopra i 55mila euro.

PASSAPORTO

Cresce il costo per il rilascio del passaporto dai 40,29 euro ai 73,50 euro, a cui va sommato il costo del libretto.

SIGARETTE

Dal 1° ottobre il pacchetto di sigarette aumenta di 1 euro.

SMARTPHONE

Smartphone e tablet più salati: le tasse sull’acquisto di dispositivi dotati di memoria digitale crescono di circa il 500%. Quando si compra uno smartphone o un tablet si pagano dai 3 (dispositivi fino a 8 Gb) ai 4,80 euro (32 Gb) per il diritto d’autore contro i soli 0,9 previsti finora per i telefonini.

BENZINA

Il decreto Irpef all’esame di palazzo Madama prevede clausole di salvaguardia che danno la possibilità al Tesoro di aumentare le accise su benzina, alcol e tabacchi qualora avesse bisogno di soldi.

ENERGIE

Tassate le rinnovabili.