Con disciplina e onore: parole del Presidente della Repubblica. Anzi, della #Costituzione

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di Andrea Pertici – 22 giugno 2019

Ieri il Presidente della Repubblica ha presieduto il #CSM (Consiglio superiore della magistratura), dopo gli scandali che hanno interessato alcuni dei suoi componenti. Questi, infatti, chiamati ad amministrare la #Magistratura per tenerla lontana dal potere politico, invece, intrattenevano rapporti con politici. L’obiettivo – secondo quanto risulta dalle fonti divulgate dalla stampa nelle ultime settimane – era quello di scegliere insieme con politici i titolari di uffici giudiziari.

Proprio il contrario di quanto è chiamato a fare il CSM.

Il Presidente della Repubblica ha utilizzato parole chiare e nette contro questi comportamenti. Del resto, nel suo discorso d’insediamento, circa quattro anni e mezzo fa, aveva sottolineato con forza l’importanza dell’etica pubblica. Si pone quindi in continuità con quello il richiamo di ieri a uno degli articoli più trascurati della Costituzione: il 54, secondo il quale le funzioni pubbliche devono essere adempiute con disciplina ed onore.

Tutto il contrario di quanto sempre più spesso vediamo accadere, perché sempre più spesso le funzioni pubbliche sono adempiute avendo di mira i propri interessi personali. Mentre una disciplina sul #conflittodinteressi tarda ancora ad arrivare. Chissà perché.

Ciò scredita sempre di più le istituzioni. Così i cittadini se ne allontanano, mentre le istituzioni si chiudono sempre più in un cerchio ristretto dove alcuni potenti brigano per curare gli affari propri, in dispregio della legge e della Costituzione, su cui generalmente sono chiamati a prestare giuramento.

A fronte di tutto questo, ciò che più indigna è il tentativo di “normalizzare” certi comportamenti, affermando che ciò che ci scandalizza sarebbe la normalità. Si tratta della stessa difesa che alcuni importanti politici tentarono – allora senza successo – di fronte a #Tangentopoli. Una difesa che indigna ancora di più. Se ci sono altri episodi, si dica quali. E in ogni caso non ci si attenda una pubblica assoluzione, ma una indignazione e una condanna ancora più forti (sempre in attesa dell’accertamento delle responsabilità deontologiche e penali).