Grazie Beppe! Questa volta hai salvato l’Italia

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Autore originale del testo: Gian Franco Ferraris /Fausto Anderlini

I commentatori politici si sperticano con enfasi per assegnare la vittoria per l’esito che ha preso la crisi di agosto avviata da Matteo Salvini e conclusasi con l’alleanza inedita tra M5 Stelle, Pd, Leu e il varo del governo Conte Bis. Chi dice Matteo Renzi, altri Nicola Zingaretti, ma non mancano nomination per Sergio Mattarella o addirittura c’è chi sostiene “l’ha voluto l’Europa” .

Al di là dello scacchiere politico e tattico, il miracolo lo ha fatto Beppe Grillo: la sua azione politica è stata puntuale nei tempi e di accecante lucidità per riuscire a fare in questa estate il miglior governo possibile.

Questa volta dobbiamo ringraziare Beppe Grillo per il suo amor patrio – almeno per il momento ha salvato il Paese.

Di seguito pubblico due vecchi pezzi: lo stralcio di un intervento di Fausto Anderlini e una intervista a Flavio Gaggero, dentista/vecchio amico di Beppe Grillo e soprattutto un testo di Antonio Gramsci del 1921 su fascismo e sugli errori rispetto agli arditi del popolo che dovrebbe essere una lettura obbligatoria per quelli di centrosinistra che vogliono fare politica attiva.

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Salvini, l’orco del cavalcavia di Garbagnate, è rassicurante per il popolo italiano

di Fausto Anderlini – 29 maggio 2019

“….L’ironia intellettuale (vedasi D’Alema) sgomenta e inquieta. E’ concessa solo ai comici.

A proposito dei quali viene immediato pensare alla rovina toccata ai 5S. Un movimento a cui aveva fatto da innesco e malleveria il carisma sadico e luciferino di Grillo e che poi ha deciso di affidarsi, per parodossale quanto incomprensibile contrappasso, a un democristianino di buone maniere fatto in casa e vestito da prima comunione come Di Maio. Pensando fosse rassicurante e suscitasse buoni istinti paterni e materni nella gente. Il figliolo compìto e a modo che tutti vorrebbero avere scongiurando l’eventualità di trovarsi per casa un tatuato trinariciuto e anche calvo. Come adesso non per caso va di moda. Uno skinead. Almeno avesse giocato a imitare Faccia D’Angelo, il camorrista gentile e spietato…. Per Salvini, l’orco del cavalcavia di Garbagnate, il camionista della trattoria accanto, è stato un gioco da ragazzi farsene un boccone. Nella debacle dei cinque star c’è anche questo.

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Wanda Valli per www.repubblica.it

flavio gaggeroFLAVIO GAGGERO

Lo chiamano il dentista degli artisti, Flavio Gaggero, perché il suo studio è sempre aperto o meglio lui è sempre disponibile per le emergenze, compresi i giorni di festa e la sera tardi. E così ha conosciuto Beppe Grillo, ora, anzi da anni, suo «amico fraterno», come lo definisce. Un’amicizia ricambiata perché Flavio Gaggero è uno dei pochi con cui il guru 5Stelle sa di poter parlare in libertà. Lo ha fatto anche subito dopo l’apertura della crisi di governo voluta da Matteo Salvini.  E Grillo al suo amico Flavio ha detto: “Ma tu pensa in che mani eravamo”. E adesso Flavio Gaggero spera. che nasca un governo diverso. Da buon socialista pertiniano.

flavio gaggero beppe grilloFLAVIO GAGGERO BEPPE GRILLO

Dottor Flavio Gaggero, ha sentito o visto Beppe Grillo di recente?

«Eh queste sono giornate difficili. Ci siamo sentiti quando si è aperta la crisi di governo».

BEPPE GRILLO GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIOBEPPE GRILLO GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO

Grillo era dispiaciuto?

«No, non è mai stato filo leghista, mi ha detto “pensa in che mani eravamo”».

Ora tocca a Pd e M5S, lei è soddisfatto, timoroso, contrario?

«Io sono contento e felice se questo governo nasce. Sono nato socialista con un animo sociale, cerco di aiutare italiani e extra comunitari, è lo spirito socialista».

Sicuro? Non sarà soltanto il ricordo di un antico sogno?

«Quando da ragazzi andavamo a scuola di politica da Sandro Pertini, lui ci ripeteva sempre “siete onesti quindi siete socialisti” e parlava di quello che io chiamo spirito sociale, la volontà di dare una mano a tutti».

Altri tempi, i nostri sono fatti di tweet e anche dei “vaffa” del suo amico Grillo. A proposito come pensa commenterà il nuovo governo se nasce?

flavio gaggero 3

«Penso sarà contento, si poteva fare un anno e mezzo fa, subito dopo le Politiche e non sarebbe successo quello che è successo, le diatribe, i contrasti, la rottura».

Del premier Conte che idea si è fatto?

«Conte conosce le lingue, ha girato il mondo per conferenze e dibattiti, fra tutti mi sembra la persona più indicata».

Grillo ha lasciato intuire che potrebbe anche lasciare la politica, a lei dispiacerebbe?

«Si un po’ si. Io glielo avevo detto agli inizi, quando si era inventato il movimento».

Che cosa aveva detto dottor Gaggero?

«Beppe, nel bene o nel male passerai alla storia».

Non è esagerato?

«No, lui ha creato una cosa nuova, inimmaginabile. E in tempi non sospetti mi aveva spiegato perché».

Perché?

«Beppe mi diceva, “sai io ho avuto tanto dalla vita e voglio rendere qualcosa all’Italia”. Questo potrà far sorridere ma è sempre stato il suo concetto di fondo. Può sbagliare, ma ci crede e agisce con la massima limpidezza possibile».

flavio gaggero beppe grillo 2FLAVIO GAGGERO BEPPE GRILLO 2

In che cosa crede soprattutto Beppe Grillo?

«Nella trasparenza quando si agisce. Poi si può essere d’accordo o meno, ma è fatto così sul serio».

Quando vi parlerete?

«Immagino a fine trattativa».

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Gli Arditi del Popolo

di Antonio Gramsci

Da “L’ordine nuovo”, 15 luglio 1921

Trascritto da Clara S

Le dichiarazioni fatte ai giornali dall’on. Mingrino a proposito della sua adesione agli Arditi del popolo servono magnificamente per mettere in rilievo il comunicato del Partito comunista sullo stesso argomento . Le dichiarazioni del Mingrino corrispondono alla vieta e logora psicologia del Partito socialista, che altre volte abbiamo battezzato neomalthusiana. Secondo questa concezione, il movimento per gli Arditi del popolo fatalmente riporterebbe a una ripetizione dei fatti del settembre 1920, quando il proletariato metallurgico fu condotto nel campo dell’illegalità, fu messo in condizioni di non poter resistere senza armarsi, senza manomettere i privilegi più sacri del capitalismo e poi, d’un tratto, tutto finì, perché l’occupazione delle fabbriche si proponeva solo dei fini… sindacali.

I.’on. Mingrino aderisce agli Arditi del popolo. Dà all’istituzione il suo nome, la sua qualità di deputato socialista, il prestigio della sua figura, diventata simpatica al proletariato rivoluzionario per l’atteggiamento tenuto durante l’aggressione fascista contro il compagno Misiano. Ma qual è la missione degli Arditi del popolo, secondo Con. Mingrino? Essa dovrebbe limitarsi a determinare un equilibrio alla violenza fascista, dovrebbe essere di pura resistenza, dovrebbe, insomma, avere dei fini puramente… sindacali.

L’on. Mingrino crede dunque, ancora, che il fascismo sia una manifestazione superficiale di psicosi postbellica? Non si è ancora persuaso che il fascismo è organicamente legato all’attuale crisi del regime capitalista e che sparirà solo con la soppressione del regime? Non si è ancora convinto che bisogna dare alle ideologie patriottiche, nazionaliste, ricostruttrici di Mussolini e C. un valore puramente marginale e bisogna invece vedere il fascismo nella sua realtà obbiettiva, fuori di ogni schema prestabilito, fuori di ogni piano politico astratto, come uno spontaneo pullulare di energie reazionarie che si aggregano, si disgregano, si riassociano, seguendo i capi ufficiali solo quando le loro parole d’ordine corrispondono all’intima natura del movimento, che è quella che è, nonostante i discorsi di Mussolini, i comunicati di Pasella, gli alalà di tutti gli idealisti di questo mondo?

Iniziare un movimento di riscossa popolare, aderire a un movimento di riscossa popolare ponendo preventivamente un limite alla sua espansione, è il più grave errore di tattica che si possa commettere in questo momento. Non bisogna creare illusioni nelle masse popolari, che soffrono crudelmente e che dalle loro stesse condizioni di sofferenza sono portate a illudersi, a credere di alleviare il loro dolore imi landò il fianco. Non bisogna far credere che basti un piccolo sforzo per salvarsi dai pericoli che oggi incombono su tutto il popolo lavoratoreBisogna far comprendere, bisogna insistere per far comprendere che oggi il proletariato non si trova contro solo un’associazione piivata, ma si trova contro tutto l’apparecchio statale, con la sua polizia, i suoi tribunali, coi suoi giornali che manipolano l’opinione pubblica secondo il buon piacere del governo e dei capitalisti. Bisogna far comprendere ciò che non fu fatto comprendere nel settembre 1920: quando il popolo lavoratore esce dalla legalità e non trova la virtù di sacrifizio e la capacità politica necessarie per condurre fino in fondo un’azione, viene punito con la fucilazione in massa, con la fame, con il freddo, con l’inedia che uccide lentamente giorno per giorno.

Sono i comunisti contrari al movimento degli Arditi del Popolo? Tutt’altro: essi aspirano all’armamento del proletariato, alla creazione di una forza armata proletaria che sia in grado di sconfiggere la borghesia e di presidiare l’organizzazione e lo sviluppo delle nuove forze produttive generate dal capitalismo.

comunisti sono anche del parere che per impegnare una lotta non bisogna neppure aspettare che la vittoria sia garantita per atto notarile. Spesse volte nella storia i popoli si sono trovati al bivio: o languire giorno per giorno di inedia, di esaurimento, seminando la propria strada di pochi morti al giorno, che diventano però una folla nelle settimane, nei mesi, negli anni; oppure arrischiare l’alea di morire combattendo in un supremo sforzo di energia, ma anche di vincere, di arrestare d’un colpo il processo dissolutivo, per iniziare l’opera di riorganizzazione e di sviluppo che almeno assicurerà alle generazioni venture un po’ più di tranquillità e di benessere. E si sono salvali quei popoli che hanno avuto fede in se stessi e nei propri destini e hanno affrontato la lotta, audacemente.

Ma se così pensano i comunisti, per i dati obbiettivi della situazione, per i rapporti di forza con l’avversario, per le possibilità di dominare il marasma e il caos creati dalla guerra imperialista, per tutti gli elementi che non possono essere inventariati e sui quali non sempre si può fare un esatto calcolo di probabilità, essi però vogliono almeno che i fini politici siano chiari e concreti, essi non vogliono che si ripeta oggi ciò che è avvenuto nel settembre 1920, non vogliono almeno per ciò che può essere previsto, che può essere valutato, che può essere predisposto dall’attività politica organizzata in partito. Gli operai hanno modo di esprimere il loro parere; gli operai socialisti, che sono rivoluzionari, che hanno dall’esperienza di questi ultimi mesi tratto qualche insegnamento, hanno modo di far pressione sul Partito Socialista, di costringerlo a uscire dall’equivoco e dall’ambiguità, di fargli assumere una posizione netta e precisa in questo problema che è il problema della stessa incolumità fisica dell’operaio e contadino. L’on. Mingrino è deputato socialista; se è uomo sincero, come noi crediamo, prenda egli l’iniziativa di fare uscire dal torpore e dall’indecisione le masse che seguono ancora il suo partito, ma non ponga dei limiti alla loro espansione se non vuole avere la responsabilità di aver procurato per il popolo italiano una nuova disfatta e un nuovo fascismo moltiplicato per tutte le vendette che la reazione implacabilmente esercita sui titubanti e sugli indecisi, dopo aver massacrato le avanguardie d’assalto.