La lotta a mafie e corruzione inesistente nella campagna elettorale

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di Vincenzo Musacchio, 28 febbraio 2018

Mi sono preso la briga di leggere i programmi elettorali dei principali partiti e movimenti che partecipano alle prossime elezioni del 4 marzo e tranne poche righe del M5S e di Liberi e Uguali non ho letto granché. Fatta salva la non condivisibile proposta di abrogazione dell’art. 41 bis, non mi sembra che il tema delle mafie e della corruzione sia primario nella prossima agenda politica italiana.

Oltre alla mia modesta opinione anche il ministro dell’Interno Minniti ha parlato di “rischio concreto che le mafie possano condizionare il voto libero degli elettori“, mentre il ministro della Giustizia Orlando ha rimarcato “l’errore di escludere il tema dalla mafia dalla campagna elettorale“. Non è che questo silenzio implica, in maniera diretta o indiretta, il voler prendere anche i voti delle mafie che non sono pochi? La campagna elettorale volge ormai al termine ma il parlare di mafia non è al centro del dibattito politico. Quest’assenza mi preoccupa (anche se era prevedibile) poiché avrei voluto che il tema della lotta alla mafia e del rischio delle infiltrazioni nel voto irrompesse con grande forza nella campagna elettorale. Giacché nessuno ne parla ed è un tema che rende poco televisivamente parlando in campagna elettorale allora ne scrivo io.

Il decadimento politico attuale è preoccupante e ci sono condotte di natura elettorale che facilitano l’ingresso delle mafie e il voto di scambio. In piena campagna elettorale clientelismo, familismo e trasformismo la fanno da padroni soprattutto nelle amministrazioni locali. Una campagna elettorale totalmente priva di contenuti (si enunciano solo principi e si promettono cose che non possono realizzarsi), mediatica e soprattutto cattiva e basata sull’odio e sul nemico. Alcune candidature sono semplicemente espressioni del potere mafioso-massonico per portare dei voti a qualcun altro. Ritengo che anche l’astensionismo – che purtroppo ci sarà e sarà alto – sia un regalo alle mafie.  I mafiosi vanno a votare e portano a votare, le persone oneste invece no. Mi sarei aspettato inoltre che forze politiche storiche dimostrassero, in modo autonomo, prima ancora delle indagini della magistratura, di escludere dalle candidature soggetti “poco raccomandabili” per non dire pregiudicati.

Il trasformismo politico e il clientelismo più becero avrebbero dovuto imporre una seria riflessione sulla moralità del sistema e sul principio di rappresentanza. Così non è stato e credo se ne pagheranno le conseguenze. Nel frattempo in questa confusione – fittizia o voluta – le mafie s’infiltrano e condizionano il voto muovendosi nel più assoluto silenzio.

(Vincenzo Musacchio, Giurista)