Quel che resta, quel che è perduto, quel che verrà

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di Ombretta Buzzi – 24 maggio 2018

Ebbene sì, la sinistra ha sbagliato. Ebbene sì, tutti i partiti e movimenti del centro-sinistra sono in una crisi epocale. Le riforme che interessavano gli elettori sono state trascurate o fatte male. Chi è uscito dal PD ha accusato Renzi di aver portato alla deriva una parte dell’elettorato, facendo spostare voti verso il M5S e Lega. Ad essere obiettivi, però, quel che è avvenuto proviene da errori lontani, commessi ben prima.

Le battaglie sui diritti sociali, sacrosante (unioni civili, ius soli, ecc.) poco appassionano la maggior parte delle persone. Quel che interessa è l’occupazione e la sicurezza sul lavoro; la salute che, viste le liste d’attesa nella sanità pubblica, è divenuta in molti casi un privilegio per ricchi; l’istruzione, che invece è vittima di una scuola/università/ricerca pubblica lasciata al degrado e senza fondi ed infine gli investimenti che portano sviluppo. Lo strappo tra cittadini e classe politica ha prodotto l’arrivo di sprovveduti impreparati urlatori che hanno cavalcato il malcontento insieme ad altri che, in malafede, hanno fomentato la guerra tra poveri e, inoltre, hanno tradito il proprio elettorato rompendo di fatto la coalizione con cui si erano presentati il 4 marzo.

I pentastellati che schifavano Bersani ed il PD solo 5 anni fa, hanno cambiato rotta con la politica dei due forni. Non sono mai stata renziana, lo si sa, ma come dargli torto nel voler rimanere fuori da questa soap opera istituzionale, scivolosa e ridicola? Ora abbiamo un Presidente incaricato che gli italiani non conoscono, con molte ombre nel suo passato e che, non avendo partecipato alle elezioni, è di fatto un tecnico. Ma come, proprio chi sino a ieri sputava sopra questo modus operandi oggi fa queste scelte?

Si svuota ancora una volta la politica. E si fa partitica.

Quelli di sinistra, delusi, che hanno votato il M5S ora son contenti?

Intanto, mentre i media si occupano, naturalmente, della “rottura” in casa PD, molti che ne erano elettori gioiscono per la perdita di voti. Io non me la sento. Intanto, comunque, a livello nazionale, è sempre il secondo partito e poi quell’elettorato non l’ha perso soltanto il Partito Democratico ma la sinistra tutta.

Non c’è tanto da ridere e sbeffeggiare.

Proprio da LeU è partita una campagna di denigrazione perché il PD non faceva un’analisi del voto ed un confronto serio. E loro invece? A più di un anno dalla scissione si è solo procrastinato. Classe dirigente auto proclamatasi, territori in cui son state fatte pagare le tessere di Art.1-MDP senza aver mai ufficializzato nulla, inciuci per tenersi buone le varie componenti del cartello elettorale… E poi: un leader (?) Grasso, inconsistente durante la campagna elettorale e soprattutto dopo.

Risultato: appena appena sopra la soglia di sbarramento.

Le solite cene con le solite persone senza quasi nessun volto nuovo che si accostasse al progetto, rimpatriate insomma!

E dopo il 4 marzo: ancora il nulla. Nessuna autocritica e guai a farla, prima e dopo, perché se si osava criticare l’epiteto migliore era quello di “disfattista” per tacer d’altro.

Allora io credo che ora si debbano fare due cose: ricostruire la sinistra e fare una buona opposizione. Sempre che non ci sia un colpo di scena, cioè il Governo non riesca a partire. Improbabile ma possibile.

Personalmente non so cosa farò. Per ora analizzo i fatti e vedo un grande vuoto.

Quindi prima di puntare il ditino con arroganza verso la pagliuzza altrui si guardi la trave nei propri occhi.

E per riandare al passato cerchiamo di ammettere che l’errore è stato votare alcune leggi del Governo precedente e che la minoranza PD ha preso le distanze tardi da certe scelte. Ed inoltre si è frantumata essa stessa all’interno, invece di fare massa critica.

Ora la credibilità va riconquistata con messaggi concreti, non con il sarcasmo. E ci vorrà tempo. Sono certa che senza un centro-sinistra unito non si raggiungerà nulla, come altresì sono convinta che senza il Partito Democratico, da riformare naturalmente, non si possa ragionare di un campo alternativo a destre e M5S.

La scelta è tra sinistra di Governo o sinistra di testimonianza? Magari tutte e due: tornare accanto ai lavoratori ed alle lotte del passato, mai come oggi tornate attuali. La gente vuole una sinistra di popolo e di piazza, non radical chic e di nicchia.

C’è bisogno di uguaglianza sostanziale: ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni.

Si parta dalla lotta contro i Mercati che si sono sostituiti alla Politica. Si ridia dignità al lavoro e con l’occupazione dignità al popolo.

Accesso più semplice alle cure sanitarie pubbliche e rigorosa “protezione” della scienza ufficiale contro ciarlatani, complottisti e terroristi psicologici; istruzione per tutti, gratuita per chi non ha possibilità economiche e seguendo sempre un equo criterio meritocratico; sostegno alle piccole e medie imprese che rappresentano il vero tessuto produttivo italiano e incentivi alla ricerca pubblica (non si dimentichino gli 8.000 precari di vari enti).

Questo è il percorso. Le grandi assemblee, le cene, gli sbeffeggiamenti sono aria fritta. Bisogna ritrovare un cammino di ristrutturazione interna in un campo vasto, scontento di ciò cui ha assistito sinora.

Se il Governo si insedierà sarà bene organizzare una chiara e costruttiva opposizione.

E poi basta mea culpa e si guardi al futuro con fermezza ed un po’ di speranza (chi ancora ce la fa).

Nonostante tutto, sempre e comunque viva l’Italia!