Dualismo intuitivo e opzione “uomo solo al comando”!

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di Antonio Gaeta, 23 ottobre 2018

Studi recenti sulla funzionalità cerebrale hanno accertato che il nostro cervello é dotato di grande plasticità, attivando o disattivando a scopi adattativi parti di se stesso, in ragione delle circostanze ambientali. Gli studi darwiniani hanno aiutato molto i neuroscienziati contemporanei nel capire le dinamiche che stimolano gli adattamenti selettivi del cervello umano: ad esempio quelli che inducono ad assumere comportamenti che spesso sembrano voler contraddire gli intrecci sinaptici (delle sinapsi) alla base del ragionamento logico-deduttivo.

Questa breve premessa é funzionale rispetto all’argomento così sintetizzabile: riusciremo a comprendere cosa ha spinto e spinge esseri umani, che hanno coltivato e mantenuto importanti rapporti di fraterna amicizia con i loro simili, a coltivare verso quest’ultimi i pensieri e le azioni più disdicevoli, senza motivazioni di tipo razionale, come accade ad esempio per le sette religiose fondamentaliste ?

La domanda si riferisce agli uomini e alle donne che, prima di diventare fondamentalisti etnici, religiosi o entrambe le cose, hanno convissuto con i loro nemici per decenni, nell’insegnamento dei valori pacifici, tramandati per generazioni dai rispettivi antenati. Essi hanno anche coltivato interiormente la fede nello stesso dio (sebbene chiamato in modo diverso: Dio, Allah, Jahvè e altro), per poi improvvisamente scoprire di essere acerrimi nemici, disposti ad usare atroce violenza e ad impugnare le armi per farsi guerra.

Il caso a noi geograficamente più attiguo é stato quello della Jugoslavia, sotto forma di immane tragedia, spesso vissuta all’interno delle stesse famiglie, allorché individui dominatori (sospinti da altri geo-politicamente parlando più dominatori di loro) decisero di sfruttare le poche diversità etnico-religiose a scopo di gratificazione personale.

C’è comunque da dire che da quando la cultura patriarcale, diffusa dai popoli indoeuropei e beduini o proto-arabi (1), domina il mondo, la Storia dei popoli é stata quasi sempre storia di guerre, in cui a uomini e donne, uniti dalla comune necessità di lavorare per vivere, hanno fatto credere l’assoluta necessità di combattersi per la rispettiva sopravvivenza.

Tuttavia nell’era contemporanea, in cui domina la globalizzazione interetnica ed economico-culturale, che potrebbe garantire a tutti benessere senza necessità di conflitti, perché i nostri circuiti cerebrali riconoscono ancora in alcuni uomini potenzialità che giustificano poi le guerre ?

In altre parole, le domande alle quali menti eruditesi nel valore del pacifismo umanitario non riuscivano ancora a rispondere erano le seguenti: in base a quali meccanismi mentali masse di uomini e donne hanno storicamente assecondato e assecondano ancora gli individui dominatori, fino al punto di sacrificare la loro stessa vita ? Spesso in nome di astratti valori, del tutto simbolici ma privi di riscontri concreti nella realtà ?

Una prima risposta a queste domande giunge dalle scoperte neuroscientifiche, di cui ho accennato all’inizio. Essa consiste nella ripetuta sperimentazione del comportamento umano (del tutto simile a quello delle altre specie animali) dettato dai cosiddetti “precursori naturali”. Fin dalle prime fasi di sviluppo delle capacità cerebrali nel neonato i “precursori naturali”, operanti nei lobi frontali, distinguono ciò che é animato da ciò che é inanimato. Si può definire questa capacità la prima forma adattativa, che spinge il neonato ad accogliere ciò che non contiene minaccia e a respingere ciò che potrebbe sia pur lontanamente contenere un’imprevedibile minaccia.

I “precursori naturali” sono, dunque, meccanismi cerebrali alla base della formazione mentale del cosiddetto “dualismo intuitivo”. Si definisce “intuitivo” tutto ciò che prescinde dal procedimento mentale di tipo razionale (cosiddetto ragionamento). Nel neonato questa ulteriore capacità si forma in fasi successive dell’età evolutiva: fasi che si perfezionano in età adolescenziale e poi adulta, per effetto di frequentazione di ambienti culturalmente stimolanti. Per questo motivo l’elevata qualità dell’istruzione scolastica e l’apprendimento delle leggi evoluzionistiche (in contesti di eccellenza culturale e in ambito lavorativo) sono gli investimenti più proficui per il benessere di tutti i popoli.

Purtroppo, é proprio l’assenza o la carenza di forti stimoli diretti allo sviluppo del ragionamento la causa della persistenza anche in età adolescenziale e adulta dell’attività intuitiva, a discapito di quella raziocinante. L’essere umano in età adulta, infatti, nelle situazioni di confronto sociale (ma soprattutto etnico-culturale) tende a riprodurre la capacità intuitiva, cui si é affidato fin da bambino: quella stessa che da adulto gli fa pensare che l’opzione più semplice é seguire il flusso di ciò che si conosce, evitando il rischio di affidarsi alla diversità, alla novità, al cambiamento. Non importa se il ragionamento di alcuni gli suggerisce l’opportunità dell’opzione da lui giudicata più “complicata”. Nella sua mente rimasta infantile la complessità é sinonimo di complicanza. Inoltre, il senso di appartenenza di gruppo, di etnia, di religione, etc. spinge verso l’intuizione omologante: quella infarcita dal “non pensare”, inteso come “non ragionare” !

Ciò non significa che l’intuizione di per sé assume una valenza solo negativa. Chi acquisisce la mentalità evoluzionistica comprende, infatti, l’assenza assoluta di valori di tipo morale nel campo degli adattamenti biologici. Charles Darwin insisteva sul fatto che nelle trasformazioni biologiche non si può parlare di quelle più adatte, giacché il superlativo relativo “più adatto” implica il pensiero di un modello, cui la ‘Natura’ dovrebbe ispirarsi: modello che tutta la storia evolutiva dimostra non esistere !

La “Natura”, infatti, non é pensante e tanto meno un progetto razionalizzante, escogitato da un “essere superiore”: modello Matrix (2) ! L’evoluzione delle specie viventi presenta moltissimi casi di assoluta irrazionalità, per non parlare dei miliardi di estinzioni, che per un razionalista costituiscono “errori progettuali” !

L’intuizione, quindi, é un percorso di apprendimento, che in assenza di altri strumenti di tipo razionale, supplisce in modo da indirizzare comunque la “selezione culturale”, allorché quest’ultima interviene in sostituzione di quella “naturale” (3). Entrambe costituiscono il vero motore delle trasformazioni biologiche e sociali, fondate su “possibilità” (o probabilità) e non su teleologiche “finalità” !

Ad esempio, l’arte paleolitica e neolitica che, secondo i cultori del razionalismo rinascimentale di tipo artistico, non può essere essere definita arte, permise l’accesso alla comunicazione anche verbale: quella fondata sul pensiero logico-razionale ! Si può forse dire che l’arte magica delle performance rupestri sia qualitativamente “inferiore” alla canonica arte rinascimentale ? (4) Si tratta di fasi evolutive assolutamente diverse e tutte di per se stesse valide portatrici di conoscenza. Pertanto, entrambe meritevoli di attenzione, giacché fondamentali nei processi di “selezione culturale” tra gruppi di individui appartenenti a differenti aggregazioni umane.

Ciò detto, perché il titolo di questo articolo parla di “dualismo intuitivo” ? Il motivo é più semplice (ma inaspettato) di quanto si possa immaginare ! Ho già scritto sopra che il neonato sa distinguere gli oggetti animati da quelli non animati, provando attrazione per i primi e timore per i secondi. Questa prima manifestazione intuitiva é essa stessa la prima dimostrazione del “dualismo intuitivo”, che include sempre almeno due opzioni precorritrici (da precursori) del ragionamento, dinanzi alle quali l’essere umano é posto fin da piccolo.

Crescendo, tante altre nuove occasioni di approccio con ciò che circonda l’essere umano lo sottopongono ad opzioni intuitive, tra le quali egli propende più favorevolmente per quelle percepite come meno pericolose o più vantaggiose. Posto di fronte alle biforcazioni procurate dallo sviluppo comportamentale di altri individui, il singolo senza pensare sceglierà per sé sempre l’opzione che il suo intuito giudica meno pericolosa o più vantaggiosa !

Tuttavia, lo sviluppo comportamentale dei singoli é costituito anche dalla crescita delle elaborazioni razionali, che possono portare a capire come l’opzione giudicata meno pericolosa o più vantaggiosa, in realtà, é quella più pericolosa o meno vantaggiosa !

Per fare solo alcuni esempi, la Storia é costellata di avvenimenti di masse al seguito di un condottiero, che nel corso degli eventi successivi rivelano la natura devastante dell’opzione intuitiva che predilige l’“uomo solo al comando”. Essa, infatti, ha sempre condotto al disastro intere popolazioni !

Anche nel caso sopra citato della Jugoslavia, dopo una pacifica federazione di popoli slavi con diversità non solo etnica, ma anche religiosa e culturale, più di un capo-popolo (aizzato da capi-popolo stranieri) aizzò a sua volta i suoi seguaci contro altri capo-popolo e rispettivi seguaci. Il risultato non é ancora scritto sui libri di Storia, ma ampiamente documentato da coloro che avevano già cercato di mettere in guardia i seguaci dell’intuizione perseguita a discapito del ragionamento !

Situazioni analoghe le abbiamo vissute e le stiamo vivendo in Somalia, Afghanistan, Iran, Siria, Libia, Nigeria, Yemen ed altre ancora.. Tuttavia, sebbene non analoga anche in Italia sembra profilarsi una condizione simile, giacché dal 1992 ad oggi parti consistenti di popolazione seguono capi-popolo, che intuitivamente sembrano portare del bene: cosa che, tuttavia, razionalmente si rivela del tutto infondata !

Il ragionamento porta a comprendere come la democrazia sia sempre l’opzione migliore, sebbene complessa, impegnativa e a volte fatta di tanti organismi istituzionali, che tuttavia possono garantire equilibrio e pacifica stabilità politica e sociale: condizione che nella Storia nessun uomo “solo al comando” ha mai garantito.

NOTE:

(1) James De Meo, un semplice geografo conoscitore di estensioni forestali sul pianeta e delle antiche civiltà “pre-storiche” ritiene che, in realtà fossero due i vasti territori da cui provennero le prime società androcratiche (o della dominanza), che definisce patriste. Il 1′ corrisponde all’attuale deserto arabo (o afroasiatico). Il 2′ é quello dei luoghi additati da M. Gimbutas, ma più spostati verso est e più estesi: ovvero dalle rive orientali del Mar Caspio all’Asia sud-orientale (comprendendo lo Xinjiang e la Mongolia). Egli definisce queste aree “il nucleo centrale patrista asiatico” !

(2) Matrix è un film di fantascienza del 1999 scritto e diretto dai fratelli Andy e Larry Wachowski.

Il film ha vinto numerosi premi, tra cui 4 Oscar e ha avuto un forte impatto culturale. Il titolo deriva dal termine latino matrix (generatrice/matrice), che a sua volta ha dato origine al vocabolo inglese matrix, ovvero “matrice di numeri“, un elemento di tipo tabellare derivante da strutture matematiche, molto utilizzato in informatica per associare dati, o sistemi di dati, tra loro. In questo caso, la matrice rappresenta una sorta di cyberspazio o realtà simulata, creata dalle macchine.

«Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai a lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.» (Morpheus a Neo)

(3) Charles Darwin in “L’origine delle specie” (Grandi Tascabili Economici Newton) e “L’origine dell’uomo” (Universale Tascabile Newton)

(4) Arte Magica di Andrè Breton (Adelphi Edizioni)