Emil Nolde, Alongtime, 1930

per Lina Lombardo

Emil Nolde (1867 – 1956),  Alongtime,  1930

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Nolde dipinge Alongtime nel 1930, è una delle sue tante marine. Ha 63 anni ed è nel pieno della sua maturità artistica. Le pennellate, a larghe campiture, esprimono libertà. I colori ci incantano e creano tensione a causa del peso differente loro assegnato nella composizione. Il rosso predomina, campeggia nel cielo, esprime passione, desiderio di innalzarsi al di sopra della umana mediocrità; l’attaccamento alla vita, la quiete, l’armonia che il verde e il blu del mare comunicano restano schiacciati, quasi neutralizzati dal rosso. Questo dipinto riesce a farci penetrare nella sua anima inquieta, preda di emozioni e misticismo che sono la forza visionaria della sua pittura.

Emil nasce nel 1867 a Nolde, presso Tondern, e cresce nella fattoria che apparteneva alla famiglia di sua madre da ben nove generazioni. Sin da ragazzo si differenzia dai suoi tre fratelli: disegna, modella,dipinge.
Il suo vero cognome non è Nolde, ma Hansen e i suoi genitori sono contadini frisoni, di religione protestante, molto osservanti che in parte lo condizioneranno nella vita con la lettura costante della Bibbia.
Nell’autunno del 1899 Emil si trasferisce a Parigi, dove resta nove mesi, lavora, ma passa la maggior parte del suo tempo nei musei, visita l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, ammira Daumier e le sue litografie, Manet lo incanta, ma non apprezza gli impressionisti più giovani. Ai primi del 1900, al suo ritorno in Germania, affronta la sua ricerca interiore, che si rivela molto tormentata, per scoprire quale veramente fosse la sua personalità artistica e racconta:
“ I had an infinite number of visions at this time, for wherever I turned my eyes nature, the sky, the clouds were alive, in each stone and in the branches of each tree, everywhere, my figures stirred and lived their still or wildly animated life, and they aroused my enthusiasm as well as tormented me with demands that I paint them. “
(“ Ho avuto un numero infinito di visioni in questo periodo, ovunque abbia rivolto i miei occhi la natura, il cielo, le nuvole erano vivi, in ogni pietra e nei rami di ogni albero, in ogni dove, le mie immagini si muovevano e vivevano nella loro immobilità o si animavano di vita selvaggia, e esse suscitavano il mio entusiasmo e mi chiedevano con tormentosa insistenza di essere dipinte.”)

Ma non dipinge nessuna di queste immagini.
Nel 1905 si ferma nella casa solitaria di un pescatore ad Alsen. Le sue percezioni visionarie si accentuano decisamente, i richiami degli animali durante la notte hanno il potere di evocare colori, dirà : “The cries appeared as shrill yellows, the hooting of owls in deep violet tones.’ (“Le grida stridule apparivano gialle, il grido dei gufi in toni violacei”).

Nel 1909 conosce Van Gogh, l’incontro col grande pittore che ammira, gli permetterà di dispiegare più compiutamente il carattere drammatico della propria pittura.
I suoi dipinti fantastici o meglio la sua visionarietà, come si è visto, non prenderà l’avvio nel 1900, tempo della sua ricerca interiore e delle sue prime visioni, ma si concretizzerà a partire dal 1905, a seguito della riflessione che lo porta a pensare che “ dexterity is also an enemy” (“la maestria è anche un nemico”). Realizzerà i suoi dipinti “senza alcun prototipo o modello, senza alcuna idea ben definita … una vaga idea di luce e di colore”. Perseguirà una progressiva semplificazione della descrizione del dato visibile, per altro già cominciata a partire dal 1901, al quale sostituirà l’espressione del vissuto. In sintesi i suoi dipinti saranno espressione di pura libertà interiore visibile attraverso l’invenzione delle forme e l’impiego surreale del colore.

Visionarietà è un termine che implica molteplici significati ma nel campo artistico ha una sua precisa connotazione. E’ intesa come rivoluzione, contestazione dei valori della società borghese e della cultura che li sostiene, è vista come capovolgimento della realtà, è portatrice di una nuova idea di bellezza. Rappresentante di questa rivoluzione in Germania è il movimento espressionista Die Brucke (Il ponte) nato a Dresda nel 1905 a cui Nolde aderisce nel 1907 su invito del gruppo di artisti tedeschi che ne fanno parte e che restano “colpiti dalle tempeste di colori” nei suoi dipinti. In particolare è Schmidt-Rottluff a scrivergli e ad invitarlo a nome di tutti : “…Lei saprà poco della Brucke come noi sapevamo poco di Lei prima della sua mostra da Arnold…..una delle aspirazioni della Brucke è di riunire tutti gli elementi rivoluzionari e in fermento…”. Nolde li abbandonerà molto presto, pur mantenendo legami con loro e senza rinunciare a quella tecnica pittorica e del trattamento del colore che lo farà assimilare in parte allo stesso gruppo, soltanto in parte però, perché al contrario i suoi temi saranno connotati dalla soggettività, dalla ricerca continua di equilibrio tra uomo e natura.

Sono degli anni 1910 i dipinti religiosi, frutto di misticismo. Una religiosità che Federico De Melis, così definisce «nella sua brutale immediatezza quello di Nolde si qualifica come un cristianesimo non solo troppo luterano, ma frammischiato, diremmo, a qualche veleno di paganesimo nordico». «Un modo tutto soggettivistico e fantastico di vivere la sfera religiosa» e che induce Romano Guardini a escludere che l’espressionismo di Nolde «così sganciato dall’oggettività, storica ma anche scritturale della verità rivelata possa in qualche modo rivelarla».

Negli anni 1913-1914, viaggia e conosce luoghi lontani dalla sua cultura quali la Russia, il Giappone, la Nuova Guinea, la Cina e si lascia permeare dallo spirito dei luoghi, dall’arte primitiva piena di decorazioni e di ritmo musicale. I suoi dipinti si intridono di questi elementi esotici e ci trasmettono le forze primordiali dell’uomo e della natura.
Questo viaggio porta Nolde a riflettere sui danni che il colonialismo ha arrecato soprattutto alla Cina, culla di antica civiltà e scrive “We live in an evil era,’ he said, ‘in which the white man brings the whole earth into servitude.” (“Viviamo in un’epoca malvagia,’ dice, ‘in cui l’uomo bianco si appropria delle terre altrui e le pone in servitù.”)

Il suo sessantesimo compleanno, nel 1927, viene celebrato con una mostra ufficiale a Dresda; nel 1931 diviene membro dell’Accademia prussiana delle Belle Arti e nel 1933 gli viene offerta la presidenza dell’Accademia di Stato delle Arti di Berlino.
Il regime nazista che si instaura nello stesso anno non lo preoccupa più di tanto, non coglie i segni minacciosi della campagna nazista contro l’Espressionismo e tutte le altre forme di arte moderna.
Dovrà accorgersene nel 1937, quando i suoi dipinti, più di mille, rimossi dai musei tedeschi, verranno inclusi nella mostra “Arte degenerata a Monaco di Baviera”, mostra che sarà portata in numerose altre città . Saranno pure annullate le celebrazioni ufficiali per il suo settantesimo compleanno. La persecuzione nei suoi confronti proseguirà e nel 1941, il Reichskammer der Bildenden Kunste gli confischerà 54 delle opere eseguite negli ultimi due anni. E ancora gli si proibirà di continuare a dipingere.
Lui trova una soluzione e comincia a produrre quelli che chiama “quadri non dipinti” centinaia di piccoli acquerelli che nasconde in un posto segreto della sua casa.
Caduto il regime, sopravvissuto alla guerra, nel 1947 sarà festeggiato per i suoi 80 anni.
Nel 1952 sarà insignito dell’Ordine al Merito, la più alta decorazione civile del suo paese. Morirà nel 1956 alla veneranda età di 88 anni.
Lina Lombardo

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