Morire di noia

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di Luigi Altea  27 gennaio 2017

 

La politica può morire di noia.

La noia è la malattia mortale della politica.

Il tesseramento ai partiti crolla, non solo per il venir meno del consenso alla”linea”, ma per calo d’interesse, per noia.

Le sezioni si svuotano, i circoli chiudono, non tanto per le divergenze con i vertici, o a seguito degli infiniti scandali, ma per stanchezza, per noia…

All’apparire in TV di Fabrizio Rondolino o di Alessandra Moretti, si cambia subito canale, non perché il primo sia implume, o perché l’altra non sia depilata abbastanza, ma per noia.

La noia uccide la politica.

Da troppi anni si parla solo di legge elettorale, e delle furberie per renderla funzionale agli interessi momentanei di questo o di quel partito.

E intanto le città soffocano, avvolte da un’immensa cappa di smog…

C’è un’enorme questione ecologica, ma quasi nessuno ne parla.

L’aria che respiriamo, i cibi che mangiamo, l’acqua che beviamo, i tessuti che indossiamo attentano sempre più alla nostra salute.

Perfino gli assorbenti femminili, o i pannolini per bambini, sono spesso tossici e quindi portatori di malattie terribili.

Ma da noi, nessuno ne parla.

Si preferisce occuparsi di elezioni, e delle leggi per poterle anticipare…

C’ è anche un’enorme questione sociale…

Ma si parla genericamente solo di crescita, senza precisare quale.

Si può “crescere” anche distruggendo una foresta, anche costruendo sulle pendici di un vulcano…

Perfino le malattie e gli incidenti stradali, e addirittura le guerre, a loro modo, sono capaci di aumentare il PIL di un paese, di farlo “crescere”…

Eppure le attenzioni sembrano tutte concentrarsi sulle liste bloccate, sul premio di maggioranza, sulle manovre di Pisapia…

La politica non si accorge più della fatica, della malattia, del riposo, della gioia, della buona salute o della disperazione delle persone.

E’ distante dai cittadini, dalla loro esistenza diminuita, dalla loro vita negata.

La politica, con le sue stanche liturgie, riempie ancora i TG e le pagine dei giornali.

Ma lascia vuoto il cuore.

E’ rimasta senza sorriso, senza pathos, senza entusiasmo.

E senza speranza.