Prima che si chiamasse jazz

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Jack si sarebbe ricordato per sempre di quella domenica: è il 28 giugno 1914. Il suo primo giorno di lavoro al Mahogany Hall.
Lo ha scelto lei in persona. E’ sempre lei che sceglie i suoi pianisti. Se entra in una chiesa, è perché ne sta cercando uno. Ha trovato così anche Jack: la domenica precedente, quando il ragazzo è uscito dalla piccola cappella presbiteriana dove andava a messa la sua famiglia e dove lui suonava l’organo da sei anni, è stato avvicinato da questa donna, bella ed elegante, completamente vestita di bianco, che porta un grande cappello e tanti gioielli. Jack sa chi è: tutti a New Orleans conoscono Lulu White.
Ragazzo, cominci domenica prossima, alle nove del mattino. Le regole sono semplici: a me devi dare il venti per cento sulle mance; e non devi imbrogliare. E non devi dare fastidio alle ragazze. Questi sono i soldi per un vestito decente, un cappello e un paio di scarpe nuove. Me li ridarai alla fine del terzo mese.

Sono le otto e mezza. Jack si sistema il cravattino e bussa alla porta. Si stupisce che sia proprio Lulu ad aprire.
Mi piacciono i pianisti puntuali. Con me anche Ferdinand lo era. Suona quello che vuoi. Ma che sia allegro. E che sia ragtime. Non voglio musica dei bianchi. Quella la possono sentire a teatro. Con le loro mogli. Qui devono sentire un’altra musica. E comunque non esagerare: non vengono ad ascoltare te. Questo Ferdinand se lo dimenticava sempre. E ricorda che ti pagano anche per il tuo silenzio: quello che vedrai qui lo devi subito dimenticare.

La domenica è un ottimo giorno. Certo molti dei clienti del Mahogany Hall non hanno bisogno di lavorare, ma ci sono anche parecchi uomini d’affari che possono dedicare alle ragazze di Lulu solo il giorno del Signore. Jack suona la domenica e il venerdì, dalle nove del mattino alla chiusura; la chiusura la decide Lulu, finché ci sono clienti.

Louis non sta nella pelle: quel lunedì, appena vede Jack gli chiede se ha visto le ragazze. Qualcuna l’ha vista, stanno in salotto, mentre lui suona, poi arrivano i clienti e salgono in camera. Tutti i lunedì Jack e Louis suonano insieme in un locale a Canal street. Louis è di qualche anno più giovane di lui. Jack sa che suo madre ha lavorato tanti anni nei bordelli e si sente in imbarazzo a parlare proprio con lui di quel suo nuovo lavoro. Per fortuna il padrone gli dice che non li paga per parlare, ma per suonare – a dire il vero non li paga affatto, gli dà solo da mangiare e si possono tenere le mance – e così Louis attacca con uno dei suoi assoli.

Sono belle le ragazze di Lulu, le più belle di Storyville. Per lavorare per Lulu devono essere tutte come lei: solo uno degli otto bisnonni doveva essere nero. E in genere era una bisnonna. E così quei ricchi signori bianchi possono andare a letto con una bella ragazza, che fuori è bianca come loro, ma dentro è nera. Il sindaco Berhman viene circa una volta alla mese, come l’ammiraglio Cavendish, che è il comandante della base navale. Jack sa chi sono molte di quelle persone che frequentano la casa. Li vede alla parate e durante le feste del 4 luglio.
Certo tutti quei signori vanno da Lulu per le sue ragazze, ma a volte anche per incontrarsi. Quel salotto è il posto ideale per stringere alleanze e fare affari. Il 9 maggio, mentre Jack suona, i clienti non sembrano particolarmente attenti neppure alle ragazze. Un importatore di origini francesi dice che è il momento che gli Stati Uniti entrino in guerra. Un commerciante tedesco sostiene invece che Wilson fa bene a mantenersi neutrale e che l’affondamento del Lusitania è stato un legittimo atto di guerra. Se non è per l’intervento di Lulu che porta due coppe di champagne, la guerra sarebbe arrivata fino al salotto del Mahogany.

Secondo te, Louis, scoppierà davvero la guerra?
L’amico guarda Jack, prende la tromba e comincia a suonare.

Lulu è contenta di Jack, tanto che gli dà anche il mercoledì: è diventato il primo pianista del Magohany. Prima di lui solo Ferdinand ha avuto tre giorni a settimana.
Ha smesso di suonare l’organo alla cappella presbiteriana e nei primi tempi sua madre ha dovuto cambiare chiesa. Poi Jack ha dato un bel contribuito per rimettere in piedi il vecchio campanile e, anche se tutti sanno da dove vengono quei soldi, sua madre può sedere in un posto in prima fila durante le funzioni.

Jack vede Elizabeth per la prima volta l’8 aprile del 1917: è il giorno di Pasqua, ma il locale non chiude. La casa di Lulu non chiude mai. Due giorni prima gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra alla Germania. Per Jack non è una sorpresa. Ormai tutti quelli che si fermano nel salotto di Lulu vogliono quella guerra: i banchieri hanno fatto grandi prestiti a chi esporta verso il Regno Unito e la Francia e non possono permettersi che questi due paesi vengano sconfitti e non paghino i loro debiti. Gli armatori, gli industriali, i grandi commercianti hanno tutti bisogno della guerra e naturalmente i politici li seguono. E così i giornalisti.
Anche Lulu pensa che la guerra farà bene ai suoi affari: New Orleans è una delle più importanti basi navali del paese. Con la guerra ci saranno più soldati per i piccoli bordelli e più ufficiali per la sua casa. Per questo ha fatto arrivare dalla Louisiana tre nuove ragazze. Naturalmente dice che sono delle Indie occidentali, anche lei ha detto di essere nata laggiù e non a Selma: i clienti vogliono le donne dei Caraibi.
Tra quelle tre ragazze c’è anche Elizabeth. Lulu le accompagna in salotto, la fa sedere e offre loro un bicchiere di liquore. E così aspettano i clienti. Jack ed Elizabeth si guardano. E Jack comincia a suonare una cosa diversa, una cosa che sta creando in quel momento, solo per lei. Elizabeth è così rapita da quella musica che non si accorge che Lulu la sta chiamando: un cliente ha scelto lei. In quasi tre anni di lavoro è la prima volta che a Jack succede quella cosa.

Louis, è bellissima. Mi sono innamorato. Ma se le parlo Miss Lulu ci licenzierà.
L’amico non sa davvero cosa dirgli. Prende la tromba e quella sera le sue melodie sono davvero struggenti.

Sono passate due settimane. Quando Louis comincia quell’assolo, Jack sa che in sala è entrata una bella ragazza: è come un pavone, e quella è la sua ruota. Jack prova a girarsi, ma dal suo sgabello vede solo uno spicchio della sala.
Fa’ una delle tue magie su quei tasti, mentre io vado da quello splendore.
E’ passato appena un minuto, quando Jack sente Louis di nuovo sul palco: di solito non si lascia scoraggiare dal primo rifiuto.
E’ andata male, Jack, lo splendore è venuta solo per te.
In quel momento vede Elizabeth che gli sorride accanto al piano. E Jack comincia a suonare quella sua musica, quella che crea solo per lei. Louis non riesce proprio a stargli dietro.
Come hai fatto a sapere di questo posto?
Me l’ha detto Miss Lulu.
Jack pensa che non ne hanno mai parlato. Non credo approvi.
E infatti mi ha consigliato di non innamorarmi di te, ma se un giorno siamo liberi tutti e due, ha detto che non può impedire di vedersi. In casa però dobbiamo comportarci come sempre.
E così il lunedì diventa il giorno di Elizabeth e di Jack.

Credi che Louis sarebbe d’accordo se volessi cantare qualcosa insieme a voi?
Elizabeth ha una voce splendida, decisamente nera, e presto a New Orleans si comincia a parlare di questo curioso trio ragtime, in cui c’è una cantante quasi bianca.

I banchieri, gli industriali, gli armatori, tutti quelli che hanno puntato sulla guerra, stanno vincendo. Non è così per Lulu. I clienti sono aumentati, specialmente per i bordelli più economici che stanno vicino alla base. I soldati e i marinai non si possono permettere le ragazze di Lulu e poi Mahogany Hall è aperta solo ai bianchi.
L’ammiraglio Cavendish è stato destinato all’alto comando in Francia e il nuovo comandante non frequenta certi posti. E così anche gli ufficiali, seppur a malincuore, devono adeguarsi.
Durante l’estate quattro soldati rimangono uccidi a Storyville. Il ministero della guerra e quello della marina pretendono la chiusura dei bordelli. Il comune fa di tutto per resistere, ma di fronte alle autorità federali è costretto a cedere: a mezzanotte del 12 novembre 1917 tutti i bordelli di Storyville devono chiudere. Ai primi di novembre le compagnie assicurative hanno ricusato le polizze in caso di incendio: quelle case ormai non hanno più alcun valore.
Quella sera Lulu White ha organizzato una grande festa d’addio: nessun servizio in camera, ma le ragazze e i clienti più affezionati ballano, finendo le scorte di champagne. Naturalmente è Jack che suona il piano.
Elizabeth si avvicina, lo guarda e poi chiede: Miss Lulu, posso cantare?
A mezzanotte la festa deve finire. Come improbabili Cenerentole, quei ricchi signori di New Orleans devono lasciare la casa alla scoccare del dodicesimo rintocco. Sotto gli occhi dei poliziotti che pattugliano il quartiere.

E adesso?
In quei giorni quante volte Elizabeth e Jack si sono fatti quella domanda.
Lulu dice alle ragazze che lei partirà per la California. Loro possono continuare a lavorare: il governo degli Stati Uniti può chiudere i bordelli, ma non impedire agli uomini – neppure ai suoi soldati – di cercare le puttane. E loro sono pur sempre le migliori di New Orleans, le ragazze di Lulu White.
Elizabeth non può continuare a casa sua, dove vivono la madre e la sorella piccola, Susie. E poi non vuole più farlo. Soprattutto per la sorella vuole una vita diversa. Dice a Jack che loro tre dovranno tornare in Louisiana.
E smetterai di cantare?  
Per un pianista da bordello è dura la vita in una città in cui non ci sono più bordelli.
L’orchestra di Fate Marable ha ingaggiato Louis: se lo merita, è il più grande trombettista di New Orleans, farà una grande carriera.
E se mi arruolassi? Mi aspetteresti?

La lettera gli arriva in Francia il 10 novembre 1918. E’ della madre di Elizabeth. Lo ringrazia ancora per il denaro che ha dato a loro prima di partire. Ma gli dice anche che la figlia si è ammalata. Il dottore ha detto che la vita a Storyville l’ha fatta morire.
Si è addormentata stringendo la tua ultima lettera e non si è più svegliata.

La guerra è finita. Jack decide di non tornare negli Stati Uniti. Elizabeth non c’è più e poi a Parigi piace la sua musica, che adesso si chiama jazz. E in quella città un nero non deve scendere dal marciapiede se passa un bianco.

E’ Jackson Washington?
La ragazza ha in mano un libro, un paio di dischi, molti fogli, qualcuno sembra uno spartito. E’ nera, la massa dei capelli crespi, però c’è qualcosa nei lineamenti di quella ragazza che gli ricordano qualcuno. Deve essere americana.
Jack risponde comunque in francese: Mi dispiace, da qualche anno non insegno più pianoforte.
Sono Elizabeth. Sono la figlia di Susie.
Jack allora la riconosce, anche se non sa neppure che esiste. Certamente è in quelle lettere che Susie gli ha scritto per anni e che lui non ha mai voluto leggere. Ha continuato a mandare del denaro alla sorella di Elizabeth, ma non ha mai saputo nulla di lei.
La ragazza non smette di raccontare, di come sua madre si è trasferita a Chicago, di come ha conosciuto suo padre, di come si è laureata in medicina. Anche di quando ha incontrato Louis Armstrong. E quella ragazza sa tutto anche di lui: cita dei dischi che Jack si è dimenticato di aver inciso.
Io sono cresciuta con la vostra storia. Mia madre per farmi addormentare mi cantava The house of the rising sun.
Tu canti?
Sì, ma non bene come la zia, immagino.
Cara, neppure le mie dita sono quelle di cinquant’anni fa.

Go tell my baby sisters
don’t do what I have done
to shun that house in New Orleans
they call the rising sun.